INTERVISTA A BRUNO CESARE ANTONIO SEBASTIANI

La visione antropocentrica, che sancisce il primato dell’uomo centro dell’universo è la teoria dominante della modernità. Riccardo Tennenini intervista un autore che per la sua posizione può di buon grado essere definito contro-corrente.

L’offensiva a questa visione antropocentrica è proposta nella trilogia di Bruno Cesare Antonio Sebastiani. Per tentare di contrastarla occorre un certo coraggio, perché si viene facilmente criticati. Secondo noi è giusto concedere spazio ad un pensiero come quello di Sebastiani per comprendere al meglio l’attuale situazione umana globale.

Questa trilogia di saggi (“Il Cancro del Pianeta”, “Il Cancro del Pianeta Consapevole” e “L’impero del Cancro del Pianeta – L’organizzazione della società ai tempi dell’ecocidio”) ripercorre le tappe tragiche di un umanaio sempre più violento in guerra contro se stesso e il mondo che lo circonda. Viene così enunciata per la prima volta da Sebastiani la dottrina tanto provocatoria quanto radicale dell’uomo come “cancro del pianeta”.

Iniziamo subito. Di cosa parla questa dottrina enunciata nella trilogia?

Il punto di partenza delle mie riflessioni è tanto semplice quanto banale e si può riassumere in due constatazioni di per sé evidenti:

l’uomo è l’essere più intelligente del Pianeta e in virtù di questa sua caratteristica ha sottomesso ogni altra realtà del regno minerale, vegetale e animale;

l’armonia degli elementi del Pianeta è gravemente compromessa, tanto che i potenti del mondo continuano a riunirsi in cerca di rimedi a una crisi che appare di soluzione assai difficile, se non impossibile.

Così come 2 + 2 fa 4, appare quindi palese che quella caratteristica che ci ha consentito di sottomettere ogni regno della natura è anche la responsabile del dissesto planetario che stiamo vivendo.

L’articolo di presentazione del mio primo libro (“Il Cancro del Pianeta”, Armando Editore, 2017) inizia con queste parole:

“E se la nostra intelligenza anziché essere una scintilla divina o una mirabile opera della natura (a seconda che ci si riconosca nel creazionismo o nell’evoluzionismo) fosse un tragico errore del processo evolutivo della vita, una via “svantaggiosa” imboccata casualmente da madre natura che ben presto l’abbandonerà per far ritorno a forme di vita meno distruttive per l’ambiente?” (qui l’articolo completo)

Da queste prime constatazioni prende avvio il dipanarsi del discorso che scorge impressionanti similitudini con quanto accade in un organismo ammalato di cancro. Le cellule sane si trasformano in cellule tumorali maligne a seguito di casuali alterazioni genetiche, e così anche i più recenti studi neurologici ci dicono che all’origine dell’abnorme evoluzione del nostro cervello vi sarebbero alterazioni altrettanto casuali di alcuni geni cerebrali.

Verificatesi tali alterazioni (la “carcinogenesi”) il processo diviene irreversibile ed è connotato da quattro tappe, del tutto analoghe sia nel cancro dell’uomo sia in quello del pianeta:

1. crescita rapida e incontrollata delle cellule tumorali maligne

2. invasione e distruzione dei tessuti sani adiacenti

3. de-differenziazione, ovvero l’omologazione globale delle cellule

4. metastasi a diversi siti

Ognuno può facilmente riconoscere in questi quattro passaggi i momenti essenziali del processo di antropizzazione del Pianeta, avviato su vasta scala alcuni millenni or sono ma covato a lungo nei meandri della preistoria.

Per ogni approfondimento si veda l’articolo “La de-differenziazione, ovvero l’omologazione globale delle cellule”.

Una volta acclarata la similitudine, è giocoforza ribaltare l’intera storia del genere umano, condannando come “contro natura” il mito progressista che ci sta conducendo allo sfacelo.

Una precisazione. Ai tre testi citati, quest’anno se ne è aggiunto un quarto, “Rivelazione – Discorso alle cellule malate”, che intende attirare l’attenzione dei lettori sul fatto che quell’intelligenza che ci ha consentito di sederci sul trono di re del mondo, è comunque limitata rispetto alla vastità e alla complessità del cosmo, motivo per cui è stata in grado di alterare l’equilibrio naturale tra gli elementi ma non è in grado di ricomporne uno di tipo artificiale altrettanto stabile e duraturo.

Rousseau affermava che l’uomo è buono per natura, il cosiddetto “buon selvaggio” ed è la società che lo corrompe facendolo diventare cattivo. Secondo lei aveva ragione Rousseau oppure, l’uomo è naturalmente cattivo per necessità di sopravvivenza?.

SUPPORTA LA VERA CONTROCULTURA

Uno dei primi postulati del Cancrismo (nome che ho dato alla mia dottrina) è che non dobbiamo giudicare quanto accaduto col metro dell’etica umana. Qui non ci sono buoni o cattivi. Ciò che è accaduto è accaduto per caso. Non vi è stato alcun peccato originale né alcuna colpa. Da questo punto di vista concordo con le tesi esposte da Monod ne “Il caso e la necessità”. Ho approfondito questi concetto nell’articolo “Il caso e la colpa”.

Per tornare a Rousseau, a mio avviso il selvaggio è stato “buono” (nel senso di ossequiente alle leggi di natura) sino a quando l’evoluzione del suo cervello non superò quella soglia di “capacità elaborativa” che gli permise di contravvenire alle leggi di natura. Poi, con estrema gradualità, iniziò a trasformarsi in cellula tumorale della biosfera.

Molti movimenti ecologisti radicali, come gli anarco-primitivisti, pensano che solo con un ritorno a uno stadio pre-agricolo l’uomo potrebbe scongiurare il pericolo di un ecocidio globale. Secondo lei è giusto e possibile una cosa del genere?

Ho dedicato il mio libro “L’Impero del Cancro del Pianeta” a questo problema. Per nutrire il numero di cellule-uomo accresciutosi in modo “rapido e incontrollato” a seguito della già citata abnorme evoluzione del cervello (la carcinogenesi), Homo sapiens ha dovuto costruire una macchina sociale ultra complessa i cui ingranaggi sono strettamente connessi gli uni con gli altri. Non vi è solo l’esigenza primaria di sfamare gli otto miliardi di esseri umani ormai presenti sul Pianeta, ma anche quella di trovare il cibo per i quasi trenta miliardi di animali segregati negli allevamenti intensivi (terrestri e acquatici) e l’energia per “nutrire” l’infinito numero di macchine e dispositivi costruiti nell’illusione di poter governare il mondo più efficacemente e senza fatica. Queste esigenze hanno comportato un iper-sfruttamento del suolo, e quindi la deforestazione, la desertificazione ecc. ecc. Senza un’agricoltura ultra intensiva non potremmo sfamare né animali né uomini. Bloccare anche solo uno degli ingranaggi della macchina che tiene in piedi l’impero del cancro del pianeta significherebbe far crollare l’intera impalcatura sociale. Pensiamo a cosa avverrebbe se venisse a mancare il carburante per i mezzi di trasporto o l’energia elettrica o il gas con cui scaldiamo le nostre case. Il sistema è sicuramente sventurato, ma la sua distruzione comporterebbe disastri immani. Questi avverranno quando la Natura ci presenterà il conto per il sontuoso banchetto effettuato a sue spese, ma il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di ritardarli, non di anticiparli.

Quale soluzione alternativa proporrebbe lei per salvare il Pianeta Terra dalla furia dell’uomo? 

Giunti al punto in cui siamo, temo che soluzioni vere non esistano. La Natura ci distruggerà e poi ricomincerà il suo lento lavoro sotterraneo. Forse appariranno nuove forme di vita, forse non su questo pianeta. Ma, poiché noi viviamo qui e ora, è giusta la domanda e non intendo sfuggirvi. Dirò allora che, come agli ammalati di cancro in fase terminale non si negano le cure palliative, così alla nostra Terra (l’organismo vivente che ci ospita e che noi stiamo distruggendo) dovremmo garantire una minor sofferenza attraverso una opportuna decrescita dei consumi e del ritmo di sviluppo economico che ossessiona il nostro tempo. Vedo di buon occhio ogni comportamento virtuoso in tal senso, sia a livello individuale sia a livello sociale. Ma qui è importante sottolineare un aspetto della dottrina cancrista. L’ho esplicitata essenzialmente per amore di verità. Ma nel teorizzarla mi sono anche reso conto che l’uomo contemporaneo non è disposto a modificare spontaneamente le sue abitudini. Solo i rivolgimenti tellurici possono indurlo a farlo o, forse, una “rivelazione” particolarmente violenta, come quella di essere paragonato a una cellula cancerogena. Quanti più saremo a professare tale dottrina, tante più persone forse modificheranno il proprio dissennato comportamento. Almeno me lo auguro.

Come ultima domanda le chiedo quale è il messaggio che vuole dare a tutti i nostri lettori? Io la ringrazio per la disponibilità e partecipazione, consigliando l’acquisto dei suoi libri, le do appuntamento alla prossima occasione di incontro.

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Non date per scontato ciò che i maggiori “maître à penser” e la stragrande maggioranza del genere umano ha sempre sostenuto, a partire dai seguaci di Socrate fino ai grandi scienziati contemporanei. Ragionate con la vostra testa. Guardate la bruttezza del mondo moderno. Salite su un aereo e osservate come i campi sottostanti, già spogliati del manto della foresta primordiale, siano ora deturpati da un’infinità di colate di cemento. Considerate quale sia la causa di tanta devastazione e come la stessa metta a rischio la sopravvivenza stessa della vita sul Pianeta. Ecco, a questo punto siete già pronti per convertirvi al Cancrismo.

Non è facile condensare nel breve spazio di un’intervista tutti i concetti elaborati in anni di speculazione. Mi limiterò pertanto a invitare chi volesse approfondire l’argomento a visitare il sito de Il Cancro del Pianeta, dove sono raccolti tutti i contributi teorici miei e di altri studiosi, e il blog omonimo.

Inoltre segnalo che è appena uscito un altro volume sul Cancrismo, “Pensieri Eretici”. In tale opera ho raccolto gli ottanta articoli che ho scritto negli ultimi quattro anni per approfondire i singoli aspetti della dottrina. L’opera di “dissacrazione” dell’ortodossia progressista richiede l’impegno di vaste schiere di uomini di buona volontà. Io ho tentato di avviare l’opera. Mi auguro che molti si incamminino su questa strada.

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